PRADA E LA POETICA DEL LAYERING
Team ISSUE - Febbraio 27th, 2026
Prada firma la sua collezione Autunno/Inverno 2026 alla Milano Fashion Week con una messa in scena rigorosa, lasciando che il layering diventi il principale dispositivo narrativo. Ogni modello torna in passerella quattro volte: a ogni uscita, un livello in meno rispetto al look iniziale, fino a costruire diverse versioni della stessa idea. Quattro apparizioni che cambiano la superficie ma non l’identità: trasformazioni progressive, coerenti, come capitoli dello stesso racconto. La poetica dietro questo gesto — nelle intenzioni di Miuccia Prada e Raf Simons — è quella di mostrare come la moda evolva e si trasmetta nel tempo, passando di corpo in corpo e di generazione in generazione, attraverso il linguaggio silenzioso della stratificazione.
Dentro questa narrazione, i capi generano l’illusione di essere già stati vissuti. Cappotti di lana dalle spalle decise, camicie di cotone, abiti leggeri e gonne dalla linea dritta si sovrappongono in combinazioni inattese, mentre i materiali — lane compatte, nylon, trasparenze e tessuti più impalpabili — rafforzano l’idea di transizione. Le finiture volutamente imperfette, con fili a vista, bordi irregolari e strati che sembrano scivolare sul corpo, portano realismo alla storia. Lo styling, leggermente disordinato e nonchalant, amplifica questa quotidianità: come se i vestiti avessero accompagnato la silhouette per anni, accumulando gesto e memoria.
Cortesia Prada
Il dispositivo delle quattro “vite” dello stesso look offre anche una lettura sorprendentemente onesta della collezione, perché rispecchia il modo in cui la moda abita davvero il quotidiano. La silhouette nasce dall’accumulo: cappotti lunghi, completi strutturati e strati esterni che inizialmente avvolgono e proteggono. Poi, man mano che le cappe scompaiono, la costruzione cede spazio a elementi più leggeri, rivelando abiti traslucidi, gonne più aderenti e un rapporto più intimo tra tessuto e corpo. La stessa identità, esposta in stati diversi. Una ripetizione che non cerca l’impatto immediato, ma la progressione: è nella transizione — tra coprire e svelare, tra costruire e decostruire — che la collezione trova il suo significato più profondo.
Cortesia Prada




