Cultura

LA FINE DELL’ARTE: MODELLI VIRALI E PASSERELLE

Team ISSUE - Novembre 3rd, 2025

Uno dei più grandi passi indietro che l’industria della moda ha vissuto negli ultimi anni riguarda senza dubbio il lavoro delle modelle.
Negli anni iconici — come i ’90 o i 2000 — le passerelle erano dominate da donne magnetiche, professioniste dalla camminata impeccabile e dalla presenza scenica indimenticabile.
Oggi, invece, nell’era dei social, dell’immediatezza e dell’influenza digitale, conta più un like che una performance reale.
Diciamolo chiaramente: quante modelle sono lì per merito autentico e quante per cognome o algoritmo?

Un tempo, il mestiere si misurava in tecnica, postura e padronanza del corpo.
Oggi, la fama digitale ha cambiato tutto: le passerelle si riempiono di celebrità e it girls scelte più per i loro follower che per il talento.
Le sorelle Jenner sono l’esempio perfetto.
Di recente, Kendall, durante il Vogue World, ha interpretato Satine di Moulin Rouge, ma le critiche non si sono fatte attendere: assenza di teatralità, poca espressività, movimenti forzati.
Anche nel defilé di Schiaparelli SS24, la sua camminata ha acceso i social per i motivi sbagliati.
Kylie, invece, è stata il volto della campagna Miu Miu Autunno/Inverno 2025, accusata di risultare fredda e inespressiva.

Cortesia marche

Eppure, restano le più richieste e meglio pagate.
Oggi l’“immagine” vale più del talento, e la moda sembra accettare che saper sfilare bene sia diventato secondario rispetto al potere dell’algoritmo.
Altro esempio è Lila Moss, figlia dell’iconica Kate, che nell’ultimo Victoria’s Secret Fashion Show ha mostrato una tecnica ancora immatura, lasciando intendere che le ali, questa volta, pesavano troppo.
Lo stesso vale per Hailey Bieber, nota più per il suo cognome che per le sue doti da modella.

E allora la domanda è inevitabile:
Cosa succede quando i volti più visibili non rappresentano più l’eccellenza, ma solo la visibilità?
Manca il movimento, manca il ritmo e, soprattutto… manca l’emozione.

Cortesia marche

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