BAD BUNNY, IL LOOK COME MESSAGGIO
Team ISSUE - Febbraio 9th, 2026
Durante l’halftime show del Super Bowl, Bad Bunny ha trasformato uno dei palcoscenici più osservati degli Stati Uniti in una piattaforma di identità culturale. Davanti a milioni di spettatori, l’artista portoricano non ha offerto soltanto una performance carica di energia e radici latine, ma ha reso l’abbigliamento parte integrante del proprio racconto. In una trasmissione di portata globale, ogni dettaglio è stato pensato per amplificare chi è e da dove viene. Il look non è stato un complemento, ma uno strumento narrativo all’interno di uno spettacolo destinato a rimanere nella memoria collettiva.
Il cantante è apparso con una proposta monocromatica nei toni crema: camicia, cravatta e pantaloni, completati da una maglia sportiva personalizzata con il cognome Ocasio e il numero 64. Lo styling, firmato da Storm Pablo e Marvin Douglas Linares, è stato arricchito da guanti e dalle sue sneaker BadBo 1.0. In un secondo momento, l’aggiunta di un blazer ha elevato la silhouette verso una dimensione più formale, senza spezzare l’armonia dell’insieme. Il risultato è stato un equilibrio tra spettacolo di massa, eredità personale e sofisticazione contemporanea.
Cortesia Getty Images
L’elemento che ha generato maggiore dibattito è stata però l’origine dei capi: realizzati su misura da Zara. In un evento tradizionalmente dominato dalle grandi maison del lusso, Bad Bunny ha scelto un marchio di portata trasversale, capace di dialogare con un pubblico ampio e diversificato. La decisione è stata interpretata come un gesto coerente con la sua visione della fama, sempre legata alla cultura popolare e alla rappresentazione latina. In questo contesto, il vestuario ha smesso di essere una semplice scelta estetica per diventare una dichiarazione, amplificando il messaggio della sua performance.
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