VERITÀ SCOMODE DELLA MODA
Team ISSUE - Novembre 25th, 2025
Nel mondo della moda esiste un lato che quasi nessuno vede.
Sono storie che circolano nei corridoi, aneddoti sussurrati e curiosità tanto sorprendenti da sembrare inventate — eppure verissime. Non arrivano mai in passerella, ma raccontano ciò che si nasconde dietro il glamour: decisioni discutibili, ossessioni costose, coincidenze storiche e momenti imbarazzanti che sembrano usciti da un film. Benvenuti nella moda che nessuno racconta… ma che tutti dovrebbero conoscere.
Il sarto del Terzo Reich
Uno dei capitoli più inquietanti riguarda il ruolo di Hugo Boss durante la Seconda guerra mondiale. Prima di diventare sinonimo di eleganza maschile, la maison tedesca produsse le uniformi per il Partito Nazionalsocialista, incluse quelle delle SS, della Gioventù hitleriana e della Wehrmacht.
Hugo Ferdinand Boss era membro attivo del partito e la fabbrica beneficiò ampiamente dei contratti statali, utilizzando anche manodopera forzata. Dopo la guerra, l’azienda affrontò conseguenze legali ed economiche per il suo operato.
Il celebre tailleur rosa di Jackie Kennedy… non era Chanel
Il tailleur rosa indossato da Jacqueline Kennedy il giorno dell’assassinio di JFK nel 1963 è una delle creazioni più iconiche del secolo. Ma non era un Chanel originale.
Era una copia autorizzata, realizzata negli Stati Uniti. La First Lady amava la moda francese, ma per pressioni politiche sceglieva spesso repliche americane dei modelli couture europei.
Il completo non è mai stato lavato e oggi è conservato come reliquia negli Archivi Nazionali degli Stati Uniti.
I tacchi? Nati per un uomo
Oggi simbolo di femminilità, i tacchi alti furono creati per i soldati persiani del X secolo, per assicurare i piedi nelle staffe durante la cavalcata.
Successivamente vennero adottati dalla nobiltà maschile europea — incluso Luigi XIV — come segno di potere e status.
La missione impossibile di Kim Kardashian
Pur avendo acquistato abiti storici come il “Happy Birthday, Mr. President” di Marilyn Monroe, c’è un oggetto che neanche Kim Kardashian è riuscita ad ottenere: il Birkin originale che Hermès realizzò per Jane Birkin negli anni ’80.
L’esemplare è stato acquistato nel luglio 2025 dal collezionista giapponese Shinsuke Sakimoto per 10 milioni di dollari.
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Vivienne Westwood e la visita “libera” a Buckingham Palace
Per Vivienne Westwood il punk non era solo estetica: era identità.
Nel 1992, quando andò a Buckingham Palace per ricevere l’onorificenza dell’Impero Britannico, scelse di presentarsi senza biancheria intima.
Il dettaglio passò inosservato finché, uscendo, girò davanti ai fotografi rivelando la sua provocazione più discussa. Non fu un incidente: un gesto deliberato contro le convenzioni.
Quando Parigi espelleva le donne che indossavano Le Smoking
Quando Yves Saint Laurent presentò Le Smoking nel 1966, il mondo non era pronto.
A Parigi, diverse donne furono allontanate da ristoranti e locali perché i pantaloni violavano il dress code.
Mentre la società lo considerava scandaloso, il completo iniziò a imporsi nelle riviste di moda come simbolo di potere femminile.
Quella provocazione è oggi una delle silhouette più influenti del XX e XXI secolo.
Il bikini nacque da un’esplosione — letteralmente
Il 5 luglio 1946, Louis Réard presentò a Parigi un micro costume che nessuna modella professionista voleva indossare perché ritenuto troppo audace.
Quattro giorni prima, gli Stati Uniti avevano testato una bomba atomica nell’atollo di Bikini. Convinto dell’impatto mediatico del suo design, Réard gli diede quel nome dichiarando:
“Il bikini: una bomba anatomica.”
I jeans Levi’s? Nati per necessità
Levi Strauss non intendeva creare jeans.
Vendeva tele per tende e coperture. Quando un cliente cercò un tessuto resistente per i pantaloni dei minatori, Strauss offrì ciò che aveva: una tela robusta.
Col tempo la tela marrone venne sostituita dal denim blu e i rivetti metallici, pensati per non far strappare le tasche, diventarono la firma del modello.
Un’idea nata dall’urgenza si trasformò nel pantalone più famoso del pianeta.
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