LOUISE TROTTER, L’ECCEZIONE
Team ISSUE - Ottobre 8th, 2025
Dopo un mese segnato da sfilate spettacolari e nuove direzioni creative, la stagione delle Fashion Weeks giunge al termine. New York, Londra, Milano e Parigi hanno alzato l’asticella della creatività, inaugurando una fase nuova, popolata da volti freschi e sguardi rinnovati. Tra i debutti più attesi: Jonathan Anderson da Dior, Matthieu Blazy da Chanel e Pierpaolo Piccioli da Balenciaga. Eppure, una domanda resta sospesa — e raramente viene posta: dove sono le donne?
In un sistema interamente dedicato a vestirle, le decisioni continuano a essere prese, nella maggior parte dei casi, da uomini.
Il lato positivo di questa stagione è che ha avuto un’eccezione: Louise Trotter. Il suo debutto da Bottega Veneta è stato impeccabile, acclamato da un pubblico abituato ad applaudire direttori creativi maschili. Eppure, la questione rimane: perché ci è voluto così tanto? La moda, che un tempo parlava con voce femminile — basti pensare a Coco Chanel, Elsa Schiaparelli o Anna Wintour — sembra aver ceduto progressivamente quello spazio. In un’epoca che si proclama rivoluzionaria, la domanda più scomoda è forse anche la più urgente: perché la maggior parte di chi veste le donne continua a essere un uomo?
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L’arrivo di Trotter a Bottega Veneta apre dunque una conversazione necessaria: come valorizzare e rendere visibili le direzioni creative guidate da donne. La presenza femminile non dovrebbe essere un’eccezione né una quota simbolica, ma una prospettiva capace di arricchire il racconto della moda attraverso sensibilità, esperienza e autenticità. Avere più voci femminili non è solo una questione di rappresentanza, ma di profondità e visione. Con il suo debutto elegante e coerente, Louise Trotter si impone come un promemoria vivente di un equilibrio che la moda — ancora oggi — deve imparare a ristabilire.
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