STARDUST APHRODITE: TANTO MUGLER QUANTO FREITAS
Team ISSUE - Ottobre 8th, 2025
Il debutto di Miguel Castro Freitas da Mugler è stato tutt’altro che discreto. Con la collezione “Stardust Aphrodite”, il designer portoghese ha trasformato un parcheggio nel XI arrondissement di Parigi in una passerella insolita, dove teatralità e brutalismo si incontravano in un’atmosfera di luce fredda ed eco metallico. Tra piume, vinile e una sartoria scolpita, Freitas ha costruito un dialogo diretto con l’eredità di Thierry Mugler, ma anche con il desiderio – chiaro e consapevole – di firmare una nuova identità.
La siluette a clessidra, emblema della maison, è tornata protagonista in toni sabbia, cammello e grigio cemento. Sulla passerella si sono alternati gonne in vinile, pantaloni a vita bassa con dettagli imbottiti, corsetti e abiti trasparenti che giocavano con il confine tra sensualità e provocazione. Non mancavano riferimenti al glamour camp, come il copricapo piumato “Too Funky” o l’abito nude con gonna di piume. Tra i pezzi più discussi: un completo dorato con giacca e guanti integrati, e un abito nero costellato di stelle argentate.
Con un percorso che include esperienze in Dior, Lanvin e Dries Van Noten, Freitas ha dichiarato di voler riscoprire l’artigianalità e il dramma tipici di Mugler, ma con un linguaggio moderno. Forse per questo ha lasciato in secondo piano il nero iconico della maison, scegliendo palette più morbide e quotidiane per rappresentare una femminilità meno aggressiva. Una scelta attenta, più calcolata che audace: ha mitigato il dramma, modernizzato i codici, ma senza rompere davvero gli schemi.
Cortesia Mugler
Il cinema, come nel DNA del fondatore, è entrato in scena con forza. Freitas condivide con Thierry Mugler la fascinazione per la Golden Age di Hollywood, riflessa in scollature teatrali, piume esotiche e trasparenze drammatiche. Tuttavia, tra borse baguette, ear cuffs e décolleté dalla punta quadrata, si è percepito un tentativo di rendere il sogno più commerciale. Non è una colpa — la moda vive anche di sopravvivenza — ma resta un punto da osservare.
Il risultato? Una collezione solida, spettacolare, pienamente Mugler. Forse troppo Mugler. Lo show ha offerto tutto ciò che ci si aspetta dalla maison: precisione, potenza, sensualità. La domanda, però, resta: quanto di tutto questo apparteneva davvero a Freitas? Un debutto forte, sì, ma ancora eco del passato più che voce del presente. In sintesi: molto Mugler, poco Freitas. Un inizio promettente che apre l’attesa per capire se, nelle prossime stagioni, il designer riuscirà a far risuonare la propria voce più forte di quella di Thierry.
Cortesia Mugler






