STILE PRINCIPESCO: LA MASCOLINITÀ ECLÉTTICA DI COACH RESORT 2026
Team ISSUE - Giugno 18th, 2025
Nella nuova collezione Resort 2026 di Coach, Stuart Vevers non disegna abiti per l’uomo moderno — disegna abiti per il bambino che vive ancora dentro di lui. Non è una nostalgia vuota né un omaggio letterale all’infanzia; è una costruzione affettiva, una mascolinità alternativa che si concede la tenerezza, il gioco e la contraddizione.
In questa proposta, l’immaginario maschile non si impone con rigidità, ma si scioglie con grazia. Ci sono corone, orecchie da coniglio, tutù di tulle, felpe logore con cartoni animati, maglioni che sembrano fatti a mano da una nonna affettuosa e giacche in pelle che raccontano storie di strada, polvere e resistenza. È un universo dove convivono fiabe, pop ironico e codici streetwear. E la cosa più potente: niente di tutto ciò risulta dissonante.
Cortesia Coach
Vevers propone una mascolinità senza armature, dove i simboli duri — come i classici biker o le stampe animalier — si intrecciano con elementi fragili, sognanti, persino infantili. In questa sfilata non ci sono uomini che si travestono da uomini: ci sono persone che si vestono per immaginare, esplorare, giocare.
Anziché proiettare potere, questa collezione proietta libertà. L’uomo di Coach non vuole dominare, ma raccontarsi. E in questo gesto — profondamente estetico ed emotivo — c’è anche una critica silenziosa ai modelli tradizionali di mascolinità. Perché non indossare un mocassino di paillettes? Perché non uscire con un mantello in peluche a righe o una borsa che sembra uscita da un archivio vintage di giocattoli?
Coach Resort 2026 non cerca di “rompere gli schemi” in modo esplicito. Fa qualcosa di più radicale: li rende inutili. Al loro posto, Vevers offre una mascolinità molteplice, come un collage emotivo, dove il bambino che una volta si travestiva davanti allo specchio può finalmente diventare l’uomo che desidera essere. Senza spiegazioni. Senza ironie.
Cortesia Coach





